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Parcheggio contromano: è consentito dal Codice della Strada?

Parcheggio contromano

Le norme che regolano la sosta dei veicoli generano spesso confusione tra gli automobilisti eppure, come nel caso che andiamo ad esaminare, spesso sono chiare e non lasciano spazio a fraintendimenti. La domanda a cui vogliamo rispondere riguarda il parcheggio contromano: è consentito e, se sì, quando?

Art. 157 comma 2 C.d.S.: l’auto va parcheggiata secondo il senso di marcia

Per rispondere al quesito sfruttiamo la Sentenza della Corte di Cassazione n. 14883, pubblicata il 27.3.2017, riguardante un uomo condannato per resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 Codice Penale) dopo aver usato violenza e lanciato minacce nei confronti di un agente di PM che gli aveva intimato di spostare l’auto, appunto parcheggiata contromano.

Andiamo a vedere cosa recita l’art. 157 del C.d.S., che regola appunto l’arresto, la fermata e la sosta dei veicoli. Citiamo in particolare il comma 2: “Il veicolo deve essere collocato il più vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia“. È evidente che non è lasciato spazio all’interpretazione. L’unico caso previsto in cui è possibile lasciare l’auto, non parcheggiata in senso contrario al senso di marcia (questo è sempre vietato), ma lungo il margine sinistro della carreggiata, è quello delle strade urbane a senso unico. La manovra è permessa solo se resta garantito lo spazio per il transito dei veicoli sulla strada (quindi uno spazio non inferiore ai tre metri di larghezza secondo il C.d.S.).

Multati per un parcheggio contromano? Inutile perdere le staffe

La condanna per resistenza a pubblico ufficiale, secondo i giudici, è da confermare. L’agente di PM minacciato, nel pieno esercizio dei suoi poteri e avendo constatato l’infrazione dell’art. 157 C.d.S., ha intimato all’imputato di spostare l’auto, prospettandogli in ogni caso la possibilità di essere contravvenzionato. Per tutta risposta l’automobilista, nel tentativo di impedire la redazione del verbale, proferiva insulti e minacciava di chiedere l’intervento del Sindaco a sua difesa.

Evidente il tentativo di interrompere l’atto d’ufficio e giustificata la condanna a sei mesi di carcere.

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