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La direttiva 21 luglio 2017 in materia di prevenzione e contrasto dei sinistri stradali

Highway

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Premessa

Il Ministero dell’interno ha preso atto dell’aumento degli incidenti stradali, in controtendenza con il trend degli ultimi anni, sdoganando il sostanziale fallimento della legge sull’omicidio stradale che, come peraltro avevo già avuto modo di osservare, è un intervento a contenuto unicamente punitivo e, quindi, del tutto inutile per quello che veramente è necessario per dare una risposta concreta all’incidentalità stradale, cioè la prevenzione.

Occorre, ricorda il Ministero, intervenire su quei comportamenti che, in maniera principale, sono causa dei sinistri, come la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto degli stupefacenti, la velocità, la distrazione causata dall’uso di cellulari e smartphone, ma anche su quelle violazioni che possono determinare danni più rilevanti ai conducenti e ai passeggeri, come l’omesso uso del casco e delle cinture. Se poi la soluzione è modificare di nuovo gli articoli che puniscono queste violazioni, inasprendo le sanzioni, significa che si è imparato poco dalle esperienze passate.

Come non essere d’accordo, invece, con le politiche di prevenzione, ma con quali risorse umane ed economiche, soprattutto quando nel tempo si è fatto di tutto per demonizzare i controlli mediante sistemi automatizzati, tanto da arrivare a quella serie di trovate a dir poco ridicole, come la presegnalazione ad adeguata distanza, la visibilità delle postazioni, la distanza tra segnale di limite di velocità e postazione di controllo, la ripartizione dei proventi, il divieto di uso congiunto di apparecchi per il controllo di più violazioni, etc.?

La nuova direttiva in materia di prevenzione e contrasto dei comportamenti che possono essere causa di incidenti stradali, quindi, si risolve in una sollecitazione a fare meglio, intensificando i controlli, come se dipendesse dagli operatori di polizia stradale, sempre in numero minore, sempre più anziani, meno motivati, mal pagati e, soprattutto, distratti in mille rivoli di compiti e competenze nelle materie più disparate.

Alla fine l’unica cosa degna di attenzione resta il maquillage della c.d. direttiva Maroni sui controlli della velocità, intervento più volte annunciato e che avrebbe dovuto vedere la luce insieme al decreto per la ripartizione dei proventi, al momento, dopo sette anni dall’entrata in vigore dei commi 12-bis, ter e quater, dell’articolo 142, lungi dal trovare una quadratura.

(continua…)

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