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Alcolemia rilevata a seguito di prelievo del sangue per finalità medico diagnostiche – il risultato è valido e in assenza di elementi oggettivi contrari è da ritenere che sia stato effettuato correttamente nel rispetto della catena di controllo.

rifiuto consenso informato prelievo

Corte di Cassazione Sez. QUARTA PENALE,  Sentenza n.39106  del 10/08/2017

 

 

RITENUTO IN FATTO

 

  1. Con sentenza pronunziata il 07/03/2016, il Tribunale di Bologna condannava BD alla pena di anni uno di arresto ed euro 3.000,00 di ammenda per il reato di guida in stato di ebbrezza aggravata dall’ora notturna e dall’aver provocato un incidente stradale (attenuanti generiche equivalenti alla aggravante dell’incidente stradale; pena sospesa e non menzione della condanna; con revoca della patente di guida).

1.1. A seguito di impugnazione dell’imputato, con la sentenza n. 6239/16 del 15/12/2016, la Corte di Appello di Bologna, confermava la sentenza di primo grado.

  1. Avverso tale sentenza d’appello, propone ricorso per cassazione BD, a mezzo del proprio difensore, lamentando (in sintesi giusta il disposto di cui all’art.173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.):
  2. I) violazione di legge per inosservanza degli artt. 157, comma 8-bis e 178, lett. c), c.p.p.. Deduce che in data 27 settembre 2016, il difensore riceveva le notifiche telematiche del decreto di citazione per il l’udienza dibattimentale del 15 dicembre 2016, innanzi alla Corte d’Appello di Bologna; in particolare la Cancelleria inviava due comunicazioni: una diretta al difensore e un’altra all’imputato, ai sensi dell’art. 157, comma 8-bis, c.p.p.. Afferma che, come prescritto dalla seconda parte della medesima norma, il difensore depositava immediatamente (precisamente, il giorno seguente rispetto a quello della ricezione della notifica) la dichiarazione di ricusazione della notifica indirizzata al proprio assistito Bersanetti Denis. Tuttavia, nessuna notificazione veniva compiuta all’indirizzo di residenza dell’imputato e l’irregolarità non veniva sanata;
  3. II) vizi motivazionali in relazione per mancanza della motivazione in ordine all’utilizzabilità dei referti clinici. Deduce che la Corte territoriale riteneva, arbitrariamente, che il prelievo ematico effettuato dagli operatori dell’Ospedale Maggiore di Bologna fosse necessario ai fini terapeutici e che, al contrario, non fosse stato effettuato su richiesta avanzata dalla Polizia Giudiziaria.

 

CONSIDERATO IN DIRITTO

 

  1. Il ricorso è manifestamente infondato e pertanto inammissibile.

3.1. Il ricorso, invero, si appalesa generico “per aspecificità”, atteso che il ricorrente non si confronta con le argomentazioni esposte dalla Corte territoriale a confutazione dei motivi di appello e con quelle già esposte dal primo giudice. È, infatti, inammissibile il ricorso per cassazione fondato su motivi non specifici che ripropongono le stesse ragioni già esaminate e ritenute infondate dal giudice del gravame o che risultano carenti della necessaria correlazione tra le argomentazioni riportate dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione (cfr. tra le tante sez. 4, n. 18826 del 09/02/2012, Rv. 253849; più recentemente sez. 3, n. 53127 del 29/11/2016). Va ribadito che è inammissibile il ricorso per cassazione fondato su motivi che ripropongono le stesse ragioni già discusse e ritenute, anche implicitamente, infondate dal giudice del gravame, dovendosi gli stessi considerare non specifici (cfr. sez. 4, n. 18826 del 09/02/2012, Rv. 253849, cit.; sez. 4, n. 256 del 18/09/1997, dep.1998, Ahmetovic, Rv. 210157; sez. 4, n. 44139 del 27/10/2015).

3.2. Nella specie, l’impugnata sentenza -unitamente a quella originaria (la cui motivazione, come detto, si integra con quella del Giudice dell’appello, versandosi in ipotesi di “doppia conforme”)-, in realtà, ha reso compiuta ed esaustiva motivazione, come tale non meritevole di alcuna censura, in ordine a tutte le doglianze sollevate con l’atto di appello (cfr. sez. 4, n. 16390 del 13/02/2015).

3.3. Va poi ricordato che il controllo del giudice di legittimità sui vizi della motivazione attiene alla coerenza strutturale della decisione di cui si saggia la oggettiva tenuta sotto il profilo logico argomentativo, restando preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione e l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti (tra le varie, cfr. sez. 4, n. 31224 del 16/06/2016).

3.4. Ancora, la giurisprudenza ha affermato che l’illogicità della motivazione per essere apprezzabile come vizio denunciabile, deve essere evidente, cioè di spessore tale da risultare percepibile ictu ocuii, dovendo il sindacato di legittimità al riguardo essere limitato a rilievi di macroscopica evidenza, restando ininfluenti le minime incongruenze e considerandosi disattese le deduzioni difensive che, anche se non espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la decisione adottata, purché -come nel caso in esame- siano spiegate in modo logico e adeguato le ragioni del convinCinnento (sez. 3, n. 35397 del 20/6/2007; Sez. Unite n. 24 del 24/11/1999, Spina, Rv. 214794). 3.5. Il sindacato demandato a questa Corte sulle ragioni giustificative della decisione ha dunque, per esplicita scelta legislativa, un orizzonte circoscritto. Il giudice di legittimità non può procedere ad una rinnovata valutazione dei fatti ovvero ad una rivalutazione del contenuto delle prove acquisite, trattandosi di apprezzamenti riservati in via esclusiva al giudice del merito.

  1. Per completezza, in replica alla censura sub I), basterà rammentare che, una volta che l’imputato abbia ricevuto la prima notifica ed abbia nominato un difensore di fiducia, tutte le notifiche successive possono essergli effettuate presso il difensore ai sensi dell’art. 157, comma 8-bis, c.p.p., a meno che il difensore non dichiari preventivamente, e quindi antecedentemente alla prima notificazione presso di lui, all’Autorità Giudiziaria procedente di non accettare la notifica (cfr. Sez. Un., n. 19602 del 27/03/2008 Ud. -dep. 15/05/2008- Rv. 239396; Sez. 3, n. 21626 del 15/04/2015 Ud. -dep. 25/05/2015- Rv. 263501 263502). 4.1. Secondo l’orientamento giurisprudenziale di questa Corte, l’espressione “immediatamente”, contenuta nella norma citata, va intesa nel senso che l’intenzione di non accettare le notificazioni debba essere comunicata dal difensore contestualmente al deposito della nomina fiduciaria ovvero comunque, senza apprezzabile indugio, dopo tale deposito (cfr. sez. 3, 20/09/2007, -ud. 20/09/2007, dep.08/11/2007-, n. 41063).

4.2. Il Collegio condivide detta interpretazione e ritiene che l’avverbio “immediatamente” non è ricollegabile al momento in cui è intervenuta la notificazione dell’atto al difensore domiciliatario per legge, non essendo razionalmente configurabile una previa situazione di assoluta incertezza e non potendo riconoscersi al difensore medesimo un’attività dilatoria dei tempi di svolgimento del processo (con conseguenze riflettentisi sulla prescrizione del reato). Nel senso che la dichiarazione di non-accettazione deve logicamente precedere l’esecuzione dell’attività di notifica e non può essere ad essa contestuale si era pure già espressa la Sezione 6 di questa Corte Suprema, con la sentenza 01/06/2006, n. 19267, ric. Casilli.

4.3. Elemento decisivo nella fattispecie in esame è la circostanza che il rifiuto di accettazione venne opposto dall’avvocato C. soltanto dopo la notifica, regolarmente avvenuta via P.e.c., della citazione al giudizio di appello. Deve concludersi, pertanto, che il difensore in ogni caso non ottemperò correttamente al disposto del secondo periodo dell’art. 157 c.p.p., comma 8-bis.

  1. Quanto alla censura sub II), varrà evidenziare che, come per altro confermato in ricorso, il B è stato ricoverato all’Ospedale Maggiore di Bologna a seguito di sinistro stradale da egli stesso causato.

5.1. Ne segue che, in presenza dei presupposti di fatto (coinvolgimento del conducente in un incidente stradale e sua sottoposizione a cure mediche da parte della struttura sanitaria), l’accertamento del tasso alcolemico, è utilizzabile ai fini dell’affermazione della responsabilità dell’interessato, indipendentemente dal consenso che costui abbia o meno prestato all’effettuazione dell’accertamento stesso. Né, nella specie, risulta che egli abbia manifestato il proprio dissenso (sez. 4, n. 46386 del 23 ottobre 2015; sez. 4, n. 6786 del 23 gennaio 2014). In tale caso, poiché l’acquisizione del risultato dell’accertamento ematico è previsto ex lege, non è affatto necessario, a tutela del diritto di difesa, che l’interessato venga avvertito della facoltà di nomina di un difensore (cfr. sez. 4, n. 4363 del 25/01/2015).

5.2. Basterà, infine e per completezza, evidenziare che l’art. 186, comma 5, C.d.S. prevede che, per i conducenti coinvolti in incidenti stradali e sottoposti alle cure mediche, l’accertamento del tasso alcolemico su richiesta degli organi della polizia stradale venga effettuato da parte delle strutture sanitarie, che rilasciano successivamente ai predetti organi la relativa certificazione estesa alla prognosi delle lesioni accertate (nella specie emergeva un tasso alcolemico di 3,30 g per litro).

5.2.1. Il conducente potrebbe, però, opporsi alla sottoposizione alle cure mediche e, quindi, al prelievo di sangue e, sostanzialmente all’accertamento del tasso alcolemico, disposti dai sanitari nell’ambito di applicazione del protocollo di pronto soccorso cui si è fatto riferimento; tuttavia, in tal caso (atteso il collegamento tra il comma 7 ed il comma 5 dell’art. 186 C.d.S.), egli sarebbe punito con le pene previste dal comma 2, lett. c) dello stesso articolo.

5.3. Nel caso di specie, risulta incontestato dallo stesso tenore dell’odierno ricorso come il prelievo subito dal ricorrente sia stato effettuato in assenza di un espresso dissenso dell’interessato nel rispetto delle norme vigenti all’epoca dei fatti, ai sensi dell’art. 186 C.d.S., comma 5, presso il presidio sanitario in cui l’imputato era stato condotto per controlli medici.

5.4. Quanto al rilievo -meramente asserito e non dimostrato- che tali analisi furono disposte non per motivi terapeutici è una questione di fatto che involge una rivalutazione del risultato probatorio non censurabile in sede di giudizio di legittimità (cfr. sez. fer., n. 33281 del 22/07/2008, -ud. 22/07/2008, dep.11/08/2008-).

5.4.1. Nel caso che occupa, infine, la Corte territoriale ha anche correttamente – e condivisibilmente – dato conto, tra l’altro, che «infondata è la questione sulla possibilità che non sia stata rispettata la cosiddetta catena di controllo che assicura la provenienza del campione di liquido ematico dal soggetto da cui è stato prelevato con esclusione di qualunque tipo di contaminazione. Non vi sono apprezzabili ragioni, in mancanza di elementi di prova contraria, neppure indicati, per dubitare della correttezza delle analisi, dell’avvenuto rispetto della “c. d. catena di controllo” o sulla provenienza del • liquido ematico dal soggetto da cui era stato prelevato. Ugualmente non vi sono apprezzabili ragioni per ritenere che il campione di sangue sia stato “contaminato”».

  1. Ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso, il ricorrente deve essere condannato al pagamento delle spese del procedimento, nonché – non ravvisandosi motivi dio esclusione (cfr. Corte costituzionale sentenza n. 186 del 2000)- al pagamento a favore della Cassa delle ammende di una somma che si stima equo determinare in C 2.000,00.

 

P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente …

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