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Pene alternative, cresce l’uso soprattutto tra neopatentati

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Pene alternative, sono 58 gli enti convenzionati con il tribunale di Rimini per offrire la possibilità dei lavori di pubblica utilità. In 18 casi si tratta di cooperative sociali, come La Formica, che ha elaborato un’analisi del fenomeno. Chi usufruisce maggiormente dei lavori di pubblica utilità sono gli imputati per i reati di guida in stato di ebbrezza e guida sotto l’effetto di stupefacenti. Possono sfruttare questa misura alternativa anche gli imputati per i reati di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti di lieve entità.

“Si tratta di una possibilità che purtroppo coinvolge molte persone, soprattutto giovani neopatentati, che alla guida di un veicolo devono avere il tasso alcolemico corrispondente a zero, una condizione che vale anche per i conducenti professionali. Non è difficile quindi, anche per chi occasionalmente beve una birra di troppo, avere a che fare con le pesanti sanzioni economiche e quindi con la possibilità di optare per i lavori socialmente utili. Sono tante le famiglie, anche a Rimini, i cui figli si trovano improvvisamente di fronte a questo percorso sconosciuto, impegnate a districarsi fra multe, visite mediche, sentenze, avvocati e pratiche burocratiche spesso lunghe e difficili”, spiegano dall’associazione Violante.
La Formica, che è iscritta già dal settembre 2011, è tra le imprese riminesi che hanno già rinnovato una volta la convenzione con il Tribunale. Lo scorso settembre infatti, dopo 5 anni, è stata posta la firma di conferma dal presidente Pietro Borghini. Dal 2014, anno in cui La Formica ha iniziato, è stata data la possibilità della pena alternativa a 34 persone (di cui 30 uomini e 4 donne) di età compresa dai 50 e i 20 anni, per un totale di oltre 1.400 giorni di lavoro dedicati a diverse attività della cooperativa, sempre in affiancamento con operatori esperti.

Anche per quanto riguarda l’istituto della ‘messa in prova’, la coop Formica ricorda chefra il 2015 e il 2016, sono 6 le persone (tutti maschi con età media 45 anni) che, hanno svolto in cooperativa un totale di 164 giorni di lavori socialmente utili. Alla data del 14 luglio scorso le convenzioni per l’istituto di ‘messa alla prova’ con il Tribunale di Rimini erano 13, tra le quali 9 risultano cooperative sociali del territorio.
Eleonora Renzi, responsabile ufficio del personale de La Formica, racconta il mondo delle pene alternative a Rimini.

Come avviene il contatto con la cooperativa per i lavori di pubblica utilità?
“Per quanto riguarda i lavoro di pubblica utilità, generalmente la persona si presenta direttamente in ufficio da noi, con una mail, inviata personalmente oppure dal suo legale. Ci vengono consegna tutti i documenti necessari, la carta d’identità, il codice fiscale, la vaccinazione antitetanica e di solito il verbale di accertamento delle forze dell’ordine per la violazione commessa, che per il 90% dei casi riguarda la guida in stato di ebbrezza. All’interessato gli viene fornito un chiarimento dettagliato sui diversi aspetti che riguardano il lavoro, l’orario e la tipologia del servizio da svolgere, sempre in affiancamento ad un collega più esperto. Da qui inizia la preparazione dei documenti tra cui la dichiarazione/disponibilità ad accogliere l’interessato per i lavori di pubblica utilità. Questo documento è firmato dal responsabile degli inserimenti lavorativi che coordina il percorso riabilitativo”.

Quali sono i successivi passaggi della procedura e chi sono i referenti degli uffici giudiziari interessati?
“Il documento / dichiarazione di disponibilità, che ha una validità semestrale, viene inviato al legale che procede con l’iter giudiziario previsto. Quando il giudice arriva alla sentenza, l’interessato torna nei nostri uffici per definire il piano di lavoro, sulla base delle sue esigenze e del monte ore che il giudice gli ha stabilito. Ciò viene formalizzato in un programma di lavoro che comprende date e turni ben definiti, da rispettare in maniera molto rigorosa, salvo piccole eccezioni giustificabili (es. malattia, ecc). Viene stilato un foglio firme, inoltrato in Questura presso l’ufficio anticrimine – della sezione affari generali. Il funzionario di riferimento rilascia un verbale e da lì, fatte le dovute comunicazioni di legge il giorno prima dell’inizio lavori, si può procedere con l’esecuzione del programma”.

Come si conclude questo percorso di riabilitazione?
“Il percorso si conclude con il completamento del servizio e delle ore previste, ciò si desume dal foglio firme, rigorosamente compilato in entrata ed in uscita. A quel punto si prepara il documento di conclusione del progetto. Il tutto è consegnato in questura brevi mano dall’interessato e per posta certificata al suo avvocato. Il funzionario della Questura emette un verbale conclusivo”.

Quali differenze ci sono, dal punto di vista delle procedure, con l’istituto della ‘messa alla prova’?
“Sostanzialmente rispetto al discorso precedente non abbiamo a che fare con la Questura ma con l’U.E.P.E., l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna. L’iter degli allegati e della redazione dei documenti è pressoché lo stesso, ma cambia il nostro interlocutore per la presentazione del piano di lavoro, e la redazione del foglio firme e del verbale conclusivo. Questa misura alternativa alla detenzione è generalmente prevista per i recidivi. Mi sono capitati anche reati come la frode o il falso in atto pubblico. Un’altra differenza fondamentale è che viene stabilito un monte ore da espletare in un arco temporale definito, ed il calendario è aperto. L’importante è svolgere tante ore quante sono state determinate dall’autorità giudiziaria. Si produce un foglio firme in bianco (senza date vincolati) e in un arco di tempo definito si completa di volta in volta con le date in cui si è svolta la prestazione”.

Fonte: buongiornorimini.it

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