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Smartphone al volante, pericolo costante

uso del cellulare alla guida

La distrazione è tra le prime cause di incidenti stradali. Sempre più spesso è dovuta all’uso del cellulare durante la guida. Messaggi, WhatsApp, Facebook: lo sguardo passa dalla strada allo schermo, con conseguenze talvolta tragiche. Abbiamo esplorato il fenomeno, immaginando le possibili soluzioni

Piazzale Loreto, Milano. Ore 15. Sono in piedi sul marciapiede, davanti a un semaforo. Mi metto a contare gli automobilisti che, in attesa del verde, tirano fuori il cellulare e iniziano a telefonare, messaggiare, consultare il navigatore o chissà cos’altro. Il tempo di una sigaretta e sono già a sette. Una cosa da niente? Tutt’altro: la distrazione, insieme al mancato rispetto delle precedenze e alla velocità troppo elevata, è una delle principali cause di incidente. Nel 2016, secondo l’Istat, è stata implicata nel 16% dei sinistri avvenuti in Italia. E se è vero che alla guida ci si distrae da sempre, è vero anche che gli smartphone ci hanno stregato al punto da diventare il principale attentato alla nostra concentrazione. Anche al volante.

Per avere un’idea della dimensione del fenomeno potete incrociare due dati. Il primo: in media guardiamo il cellulare cinque volte in 60 minuti. Il secondo: ogni settimana passiamo 10 ore e 40 minuti nel traffico. Ancora non siete convinti? Fate come me: guardatevi attorno. In corso Buenos Aires, a Milano, ho visto un ragazzo che digitava con la mano destra e teneva il volante con la sinistra; una mamma che guidava con il telefonino all’orecchio, con il figlio seduto accanto a lei; un signore che scrutava lo schermo mentre si immetteva in strada. Ho visto anche diversi pedoni attraversare senza guardare, chini sullo smartphone. Insomma, ho visto di tutto, o, per meglio dire, ho visto un campione degli atteggiamenti di tutti noi. «L’uso dello smartphone in auto è una piaga ancora più subdola dell’alcol», sostiene Giordano Biserni, presidente dell’Associazione sostenitori e amici della Polizia Stradale (Asaps). «Prima di tutto perché è più diffuso. E poi perché è poco stigmatizzato: contro chi guida dopo aver bevuto puntano tutti il dito, contro chi usa il cellulare no». Eppure l’articolo 173 del Codice della Strada è chiaro: è proibito «far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici». Telefonare, messaggiare, consultare il meteo: per la legge non fa differenza, è tutto vietato. Anche quando si è fermi al semaforo o incolonnati nel traffico. E anche in bicicletta. Le conseguenze per chi viene beccato sono 161 euro di multa e, per gli automobilisti, la decurtazione di 5 punti dalla patente (10 per i neopatentati). Chi viene sorpreso una seconda volta entro due anni dalla prima infrazione incorre in multe più salate e nella sospensione della patente. Le sanzioni, però, come vedremo, potrebbero presto essere ritoccate al rialzo.

Ma cosa fanno le forze dell’ordine per far sì che gli automobilisti rispettino questa norma così spesso ignorata? Per capirlo, in una fredda giornata di fine novembre, ho seguito, a bordo di un’auto, una pattuglia di motociclisti della Polizia Municipale di Verona. Neanche il tempo di allacciarmi la cintura e già li vedo scattare in avanti, distanziandoci. Mi spiegheranno poi che erano certi di aver visto una signora al telefono, ma quando l’hanno raggiunta si sono accorti che era solo il bavero del cappotto. Un caso paradigmatico: sbagliarsi è facile, soprattutto se non si ha una visuale completa. Ma se c’è un dubbio, mi spiegano gli agenti, non si fa la multa. Sono a Verona perché qui, dall’estate 2016, hanno messo in campo misure straordinarie contro l’uso dei cellulari alla guida. Le ha volute il prefetto Salvatore Mulas, che dopo l’ennesima sfilza di incidenti causati dalla distrazione ha deciso di chiedere un monitoraggio extra a tutti i corpi e le armi a cui, secondo l’art. 12 del Codice della Strada, compete l’«espletamento dei servizi di polizia stradale». Questo significa che, in provincia di Verona, chi telefona o messaggia alla guida può essere multato anche dai Carabinieri o dalla Guardia di Finanza, oltre che dai vigili. Dall’agosto del 2016 all’ottobre del 2017 è successo a 3.206 persone, compresi sei ciclisti.

La speranza è che la tolleranza zero serva a prevenire incidenti e a ridurre il numero di vittime. I numeri sono promettenti: nel 2016, tra Verona e provincia, sulla strada sono morte 78 persone. Quest’anno, invece, le vittime (al 5/12) sono state 54, compresi i 17 ragazzi ungheresi rimasti uccisi a gennaio sull’A4. Merito dei controlli a tappeto? «Sono convinto che la collaborazione tra corpi di polizia stia dando i suoi frutti», risponde il Comandante della Polizia Municipale di Verona, Luigi Altamura. «Contestare l’uso del telefonino non è come fare una multa per divieto di sosta: richiede tempo e spesso suscita diatribe con gli automobilisti. I ricorsi sono tantissimi, e a volte si accompagnano anche a una querela di falso a carico degli agenti. Per questo chiedo loro la massima professionalità. Ma per quanto sia spinosa, la questione è prioritaria: ogni persona intercettata mentre usa il telefono alla guida, ai nostri occhi, è un incidente sventato».

Da Verona torno a Milano, dove la guida distratta, spesso causata dai cellulari, è ormai la prima causa di incidente. Ho appuntamento con la Polizia Locale in piazza Belfanti, non lontano dai Navigli. Ad attendermi trovo gli agenti in moto, come a Verona. Non è un caso: le pattuglie in auto non riescono a vedere, inseguire e multare facilmente chi usa lo smartphone, mentre in moto si gode di un punto di vista privilegiato e all’occorrenza si può sgusciare nel traffico. Non c’è tempo per i convenevoli: ci passa subito davanti una berlina con a bordo una signora che – questa volta non c’è dubbio – sta telefonando. Quando uno degli agenti la affianca, lei alza un dito, come a dire: «Solo un attimo!». Poi, però, accosta, senza protestare. Non tutti gli automobilisti la prendono con così tanta filosofia. C’è chi si inalbera, ma anche chi accampa scuse («Era una chiamata urgente di lavoro!» /«Non posso usare il bluetooth: mia madre non ci sente bene!»). I vigili mi spiegano che vedono molti più utilizzatori di smartphone alla guida di quanti ne possano multare: se stanno moderando il traffico, ad esempio, non possono interrompersi per inseguire l’automobilista con il telefonino all’orecchio. Per questo, spiega il comandante della Municipale di Milano, Marco Ciacci, da metà novembre sono stati istituiti dei «servizi mirati»: ogni giorno, dalle 7 alle 20, quattro motociclisti girano per la città con l’obiettivo primario di intercettare chi infrange l’articolo 173 del Codice della Strada. Secondo il Comandante Ciacci, però, la differenza non la faranno le multe. «Reprimere serve, ma non basta. Se abbiamo visto buoni risultati contro le stragi del sabato sera è stato grazie all’educazione. Dobbiamo fare lo stesso con i cellulari. Qui a Milano stiamo progettando delle campagne di sensibilizzazione ad hoc per il 2018». Non sarebbe utile ritoccare in alto le sanzioni per lanciare un segnale forte? «No, sono già abbastanza alte».

C’è però chi crede che sia necessaria la linea dura. L’Asaps, ad esempio, ma anche il direttore della Polizia Stradale Giuseppe Bisogno: entrambi hanno proposto la sospensione immediata della patente per chi usa il cellulare alla guida. Oggi questa sanzione riguarda solo i recidivi, ma spesso, in assenza di un database unico delle infrazioni, chi viene beccato al telefono più volte, ma in città diverse, riesce a farla franca. I loro appelli non sono caduti nel vuoto. La norma, spiega il presidente della Commissione Trasporti della Camera Michele Meta (Pd), c’è: manca solo il voto del Parlamento. «Mi auguravo che potesse essere approvata entro la fine della legislatura. Ora, però, non ci sono più i tempi. Per questo l’ho presentata alla Camera sotto forma di emendamento alla legge di Bilancio. È l’ultima occasione, come ho scritto, tre settimane fa, al presidente del Consiglio Gentiloni. In Commissione c’è un consenso vastissimo. Ora mi aspetto che il governo faccia la sua parte». Nel momento in cui quest’articolo è andato in stampa, il 6 dicembre, l’emendamento era stato presentato, ma non ancora votato.

Fonte: corriere.it

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