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Uber secondo la Corte di Giustizia Europea

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Approfondimento di L. Tassoni

Il 20 dicembre 2017 la Corte di Giustizia Europea ha pronunciato la sentenza in merito alla causa C­434/15, nella quale il tribunale di commercio (Juzgado de lo Mercantil) n. 3 di Barcellona (Spagna) ha proposto una domanda di pronuncia pregiudiziale nel procedimento tra una locale associazione di taxi contro Uber, la nota società che tramite l’omonima applicazione per smartphone fornisce «un servizio retribuito di messa in contatto di conducenti non professionisti, privi di licenze e autorizzazioni amministrative, che utilizzano il proprio veicolo con persone che intendono effettuare spostamenti urbani».
Infatti, il 29 ottobre 2014 l’associazione di taxi proposto ricorso dinanzi al Juzgado sostenendo che le attività di Uber violano la normativa vigente e costituiscono pratiche ingannevoli e atti di concorrenza sleale, chiedendo la cessazione dell’attività.
Il tribunale spagnolo ha ritenuto che per verificare se le pratiche di Uber possano essere qualificate ingannevoli e siano atte a violare le norme spagnole della concorrenza, sia necessario verificare se la Uber debba o meno possedere un’autorizzazione amministrativa, cioè stabilire se i servizi forniti da tale società debbano essere considerati servizi di trasporto, servizi propri della società dell’informazione oppure una combinazione di entrambi i tipi di servizi, poiché, secondo la sentenza, «dalla qualificazione accolta dipenderebbe la possibilità di imporre alla Uber l’obbligo di possedere una previa autorizzazione amministrativa».

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