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Soggetti problematici che rifiutino di lasciare le strutture pubbliche

Approfondimento di M.M. Seclì

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Nel contesto storico attuale, caratterizzato da crescente disagio sociale, impoverimento delle classi meno abbienti, tassi di disoccupazione sempre in marcata crescita e da un aumento dei flussi migratori in ingresso, frequentemente capita agli operatori di polizia di dover fronteggiare situazioni caratterizzate da forte tensione presso gli uffici comunali destinati all’assegnazione di alloggi popolari.

Sempre più spesso, giungono richieste d’intervento dal personale di queste strutture, interrotto nel proprio lavoro da cittadini che pretendono, in assenza di alcun requisito, l’assegnazione di alloggi o di locazioni provvisorie per se e per i loro familiari.

Generalmente questo tipo di utenza viene gestita quotidianamente dagli operatori dei suindicati uffici, ma spesso l’animosità e la pretenziosità di alcuni di questi soggetti richiede l’intervento di una aliquota di polizia, al fine di ripristinare l’ordine  e la ripresa della normale attività lavorativa.

Le persone coinvolte, nella maggior parte dei casi, vengono accompagnate da minori, con il preciso intento di rimarcare la condizione di disagio; tale presenza condiziona notevolmente l’opera degli agenti intervenuti, i quali, pur conducendo un intervento tecnicamente irreprensibile, vengono gravati da carichi emotivi difficilmente scindibili dall’ambito professionale, accumulando così frustrazioni in realtà dovute alla carenza strutturale di altri servizi.

Tralasciando il capitolo delle percezioni soggettive vissute, spesso per l’agente di polizia il problema reale consiste nell’individuare la giusta procedura da seguire, quali provvedimenti mettere in atto e quali enti coinvolgere.

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