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Per la repressione degli abusi edilizi all’interno dei parchi naturali, occorre una duplice valutazione

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Come chiarito dal TAR Campania con sentenza n. 3533 del 29 maggio 2018, per la repressione degli abusi edilizi all’interno dei parchi naturali, vi è un concorso tra le funzioni di vigilanza edilizia, ai sensi dell’art. 31 del d.P.R. 380/2001, di cui è titolare il Comune, e quelle di protezione del vincolo paesistico attribuito all’ente gestore del Parco; le valutazioni svolte dai due soggetti potrebbero divergere, poiché il Comune deve tener conto dei limiti e dei divieti di natura urbanistico-edilizia, mentre l’ente gestore del Parco considera la compatibilità paesistica dell’opera; di conseguenza, un nuovo volume potrebbe essere sanabile nella valutazione del Comune (ad esempio, perché gli indici edificatori non sono ancora esauriti), ma non nella valutazione paesistica del Parco.
D’altronde, spiega il Tribunale, indiretta ed ulteriore conferma dell’autonomia tra i due procedimenti, urbanistico e paesaggistico, la offre il medesimo d.P.R. n. 380 del 2001, laddove all’art. 32, comma 3, prevede che gli interventi effettuati su immobili sottoposti vincolo storico, artistico, architettonico, archeologico, paesistico ed ambientale nonché su immobili ricadenti in parchi o in aree protette nazionali e regionali, << sono considerati in totale difformità dalla concessione, ai sensi e per gli effetti degli artt. 7 e 28 della presente legge.
Tutti gli altri interventi sui medesimi immobili sono considerati variazioni <<essenziali >>, per tal guisa praticamente rendendo irrilevante anche la distinzione legislativa, seguita della elaborazione giurisprudenziale che, nell’ambito degli interventi previsti e disciplinati dal T.U. dell’Edilizia, distingue le varie tipologie edilizie e categorie concettuali, sia nell’ambito degli interventi di nuova costruzione e che in quelli di recupero del patrimonio edilizio esistente.

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