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Procedure inerenti il fotoriconoscimento del reo

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Nella quotidianità dei servizi di controllo del territorio, sovente capita di imbattersi in interventi per i quali il coronamento di una valida attività di polizia giudiziaria è raggiungibile mediante il riconoscimento del reo da parte di persone informate sui fatti o da parte delle stesse vittime del reato.
Il riconoscimento del soggetto autore di reato può, nella maggioranza dei casi, avvenire attraverso la comparazione fotografica effettuata per tramite di un album contenente immagini di soggetti con caratteristiche morfologiche, somatiche, di età, di etnia, di pettinatura, ecc. molto similari.

Linee guida per la costituzione dell’Album fotografico
L’errore più comune tra gli operatori di polizia è quello di sottoporre a persone in grado di riconoscere il soggetto resosi responsabile di un reato direttamente il fotogramma della persona oggetto d’indagine. Al di là del condizionamento della persona chiamata ad effettuare il riconoscimento occorre tener ben presente che una tale modalità può rendere inefficace la costruzione di un quadro probatorio, vanificando una intera indagine di polizia giudiziaria.
L’osservazione di un singolo fotogramma, infatti, tende a fissare una immagine nella mente di chi deve riconoscere il soggetto che, salvo non vi siano elementi di forte discrepanza, tenderà a concentrarsi su quest’ultima immagine rendendola di fatto quasi prevalente rispetto a quella del reo, in una sorta di sovrapposizione di immagini tra il “realmente ricordato” ed una immagine artefatta elaborata nella propria mente; a maggior ragione quando gli eventi in cui il soggetto è stato osservato a considerevole distanza temporale dal momento del riconoscimento.
È fondamentale quindi che il riconoscimento si effettui attraverso la formazione di un album fotografico, che contenga un adeguato numero di fotografie ritraenti soggetti con caratteristiche simili (stazza, colore della pelle, capigliatura, presenza o meno di occhiali, di baffi e barba, ecc.).

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