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Nuovo decreto per l’emergenza Coronavirus e sanzioni amministrative. Si naviga a vista, o meglio, alla cieca. Brevi osservazioni.

Approfondimento di Giuseppe Carmagnini

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Tutti attendevano la news del giorno, dopo le prime bozze diffuse sui vari siti del settore, ma della pubblicazione del nuovo decreto, fino alla tarda serata di ieri, nessuno aveva certezza e quindi ci siamo coricati come fanno i bambini il 24 di dicembre, adagiati sui documenti apocrifi che ognuno di noi ha reperito nei più svariati modi.

Stamani, alle prime luci del giorno, con la mente ancora offuscata da una nottata di sonno agitato, dolenti e provati, ci siamo alzati stancamente dal letto e mentre il profumo del caffè si diffondeva per la cucina abbiamo acceso il computer per leggere in formato elettronico la Gazzetta Ufficiale del giorno prima. Già, in Italia non si possono conoscere le leggi il giorno della pubblicazione, se non in tarda serata o, addirittura, il giorno successivo alla loro pubblicazione, con buona pace del brocardo ignorantia legis non excusat.

Prima ancora di aprire la pagina della Gazzetta del 25 marzo mi sono accorto di aver ricevuto alcuni messaggi su Whatsapp, da parte di colleghi ancora più mattinieri che con toni allarmati annunciavano l’avvento del nuovo decreto. Incuriosito dal tenore dei messaggi ho aperto il link del decreto legge 25 marzo 2020, n. 19 e con una rapida scorsa del testo sono arrivato all’articolo 4. Dopo qualche minuto sono stato distratto dall’odore di caffè bruciato e solo allora ho realizzato che avrei dovuto ripetere il rito della caffettiera. Spento il gas sono tornato alla lettura dell’articolo 4, rubricato “sanzioni e controlli” e mi sono chiesto se a Roma c’è una persona dotata di senso dell’humor, oppure con un innato sadismo che in un periodo di emergenza, dove tutti siamo impegnati al massimo, si diverte con provvedimenti assurdi per mettere ulteriormente in difficoltà gli organi di polizia.

 

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