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GLI EDITORIALI di Emiliano Bezzon

Pagine da 2020_2-3-1

 

 

Da qualche tempo, anche se ancora sporadicamente, si è pensato di formare gli uomini e donne della polizia locale alle competenze gestionali, da affiancare a quelle tecnico-professionali.

La capacità gestionale, seppure più facilmente riferibile ai vertici dei corpi e servizi, in realtà riguarda tutti.

Gli interventi operativi, dai più semplici ai più complessi, non richiedono infatti solo competenze e conoscenze tecniche, ma anche la capacità di decidere, ad esempio, di coordinare il lavoro di più soggetti magari appartenenti a più enti o organizzazioni.

Prendiamo l’esempio della rilevazione di un sinistro stradale:

  • occorre attivare o favorire i soccorsi;
  • mettere in sicurezza l’area;
  • gestire la viabilità circostante;
  • procedere ai rilievi obiettivi;
  • sentire i coinvolti e i testimoni;
  • provvedere alla rimozione dei veicoli e ripristino dell’area;
  • riaprire alla circolazione;
  • verificare destinazione dei feriti e dei veicoli;
  • redigere gli atti e le comunicazioni.

Niente di nuovo per chiunque legga questa rivista e nessuna pretesa di aver stilato un elenco esaustivo. L’obiettivo è semplicemente quello di scomporre nelle diverse fasi un’attività normalmente indicata nel suo insieme, per evidenziarne la varietà e complessità.

In questo modo, risulta ancora più evidente come, oltre a conoscere le tecniche e la normativa di riferimento, bisogna saper gestire al meglio diversi fattori:

  • risorse umane;
  • risorse tecnologiche;
  • condizioni ambientali e strutturali;
  • tempo;

per raggiungere obiettivi di:

  • sicurezza;
  • rapidità;
  • accuratezza di dati e informazioni.

Rilevare un sinistro stradale significa quindi gestire una situazione complessa, spesso in condizioni di emergenza.

Quindi serve acquisire e mantenere competenze tipicamente gestionali.

Si può essere più o meno orientati alla capacità “problem solving”: in ogni caso occorre svilupparla e affinarla.

L’approccio gestionale all’attività di polizia non è quindi una sovrastruttura artificiosa e inutile.

Essere espertissimi dal punto di vista tecnico non è sufficiente.

Questo modo di vedere e approcciare il lavoro di polizia locale è quello maggiormente funzionale a risultati positivi e gratificanti per gli operatori.

Ma l’esempio del rilievo di incidente può essere utile per analizzare l’approccio a una situazione di emergenza.

Quando tutto è gestito al meglio, al rilievo del sinistro e all’analisi delle cause che lo hanno determinato, seguono interventi: può trattarsi di una migliore illuminazione, della modifica di fasi e tempi semaforici, della realizzazione di interventi di mitigazione della velocità e molto altro.

Se e quando questo avviene, la gestione emergenziale ha un valore aggiunto che è quello di prevenire il ripetersi di situazioni analoghe.

Se e quando questo non avviene – il più delle volte ahi noi – la situazione di rischio permane e quasi certamente l’emergenza si riproporrà negli stessi termini o peggio.

La corretta gestione dell’emergenza ha quindi un duplice valore:

  • beneficio immediato in termini di soccorso alle persone direttamente coinvolte;
  • beneficio nel medio e lungo periodo per l’intera collettività in termini di prevenzione del ripetersi di eventi dannosi o pericolosi.

La situazione di crisi ha in sé, oltre agli aspetti negativi, forse prevalenti almeno nella percezione immediata, il valore di fornire una miriade di informazioni, non altrimenti acquisibili.

Ma sono conoscenze che non sempre vengono individuate, apprezzate e adeguatamente analizzate.

Questo vale in molti altri ambiti.

L’errore che spesso si commette è quello di considerare l’emergenza chiusa e risolta una volta cessata la fase acuta, nella presunzione che non si possa ripresentare.

Tornando alla nostra metafora, è come pensare che una volta rilevato per bene l’incidente in un’area pericolosa, curati i feriti e risolte le partite risarcitorie, in quella stessa area non accadrà più nulla.

Questo è evidentemente irragionevole.

Certo non tutto è gestibile in termini di prevenzione, rimane sempre una serie di fattori imponderabili. Ma molto, al contrario, lo è.

Torniamo per un attimo alle competenze gestionali, da vedere come strumento di amplificazione e migliore utilizzo di quelle tecnico-scientifiche: le prime devono avere il supporto delle seconde per calarsi al meglio nel contesto specifico, ma le seconde, da sole, risultano assai sterili e senza prospettiva.

Uscendo definitivamente dalla metafora e guardandosi intorno, vale forse la pena di riflettere sulla proliferazione di informazioni e nozioni scientifiche che non trovano adeguato radicamento in competenze gestionali.

La conoscenza è potere che deve essere orientato al servizio.

Il buon operatore di polizia locale non si preoccupa solo di sfoggiare il suo sapere, ma lo utilizza per risolvere problemi in emergenza ma anche in visione prospettica.

Chiunque opera nell’interesse pubblico non può limitarsi alla gestione emergenziale, ma deve agire utilizzando i saperi e le conoscenze in chiave gestionale, quindi soprattutto per la pianificazione del medio e lungo periodo.

Il resto è improvvisazione: mettere a dirigere il traffico chi non lo sa fare non può che generare il caos. Ancora una volta i vigili hanno da insegnare.

 

Buona lettura

Consulta il sommario del fascicolo n.2-3/2020

 

La voce del Direttore – Fascicolo 2-3/2020

Ascolta la presentazione dei contenuti del fascicolo con il commento del Direttore.

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