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Emergenza sanitaria COVID-19: l’ennesimo DPCM fra contraddizioni e assurdità

Il presidente del Consiglio dei ministri ha firmato l’ennesimo decreto con il quale si dovrebbe passare a quella che è stata da tempo denominata “fase 2” dell’emergenza sanitaria: quella del graduale ritorno alla normalità.

Purtroppo non si può fare a meno di notare che la stesura di questi decreti risulta sempre più raffazzonata e incapace di fornire al lettore che deve applicare queste norme un quadro chiaro di quello che l’estensore voleva ottenere.

Innanzitutto la mole: ben settanta pagine fra testo e allegati, con disposizioni che contengono delle incongruenze che certo metteranno in difficoltà gli organi di polizia, primo fra tutti la polizia locale.

Solo per fare un esempio.

Da una parte si dice (art. 1, comma 1, lettera a) che “sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti …” e quindi si lascia intendere che non sia possibile spostarsi per altri motivi.

Dall’altra (art. 1, comma 1, lettera f) si dice che “… è consentito svolgere individualmente, ovvero con accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti, attività sportiva o attività motoria, purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività” senza però dire dove è consentito effettuare questa attività e, visto che sempre alla lettera a) del comma 1 dello stesso art. 1 si precisa che “… è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi … in una regione diversa a quella in cui attualmente si trovano …” se ne può dedurre che per fare sport posso recarmi dove voglio nell’ambito della mia regione.

 

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