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Atti di coercizione personale - l'approfondimento di Massimo Ancillotti (Quinta parte)

5.10. Immediata comunicazione ad un ufficiale di polizia giudiziaria che cura le operazioni

Appena arrivati al Comando (od anche prima se ciò si rende necessario per la assenza sul luogo del fatto di ufficiale di polizia giudiziaria) si deve dare comunicazione dell’avvenuto arresto ad un ufficiale di polizia giudiziaria che coordinerà tutte le restanti operazioni. Sarà compito dello stesso UPG che ha eseguito l’arresto – e che dovrà l’indomani fare la relazione orale nel giudizio di convalida – od altro UPG, se del caso, esperto nella trattazione di queste pratiche a seguire l’ulteriore corso della pratica.

In ogni caso l’UPG designato si assume l’onere di curare l’intero complesso delle operazioni fino alla esecuzione dei provvedimenti inerenti la libertà personale all’esito dell’udienza di convalida.

 

5.11. La custodia del soggetto arrestato (o fermato)-La individuazione del luogo di custodia

Occorre premettere che da alcuni anni il Legislatore italiano a causa della drammatica situazione carceraria e del sovraffollamento ha avviato una politica diretta a limitare all’essenziale il ricorso alla custodia cautelare in carcere, preventiva o definitiva. Su questo solco si collocano diversi provvedimenti legislativi fra cui, per quanto di nostra più specifica importanza, si ricordano la legge 26 novembre 2010, n. 199, recante disposizioni per l’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno, il d.l. 22 dicembre 2011, n. 201 convertito dalla legge 17 febbraio 2002, n. 9, recante interventi urgenti per il contrasto alla tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri, ovvero il d.l. 1° luglio 2013, n. 78, convertito nella legge 9 agosto 2013, n. 94, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena ovvero ancora, in tempi più recenti, la legge 28 aprile 2014, n. 67, recante delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio e, ancor più recentemente, la legge 16 aprile 2015, n. 47 di riforma del sistema delle misure cautelari e il d.l. 7 febbraio 2015, n. 7 convertito nella legge 17 aprile 2015, n. 43 in tema di contrasto al terrorismo.

Si tratta di un complesso di provvedimenti legislativi tutti diretti a limitare all’essenziale l’ingresso in carcere e ad incrementare per quanto possibile forme di detenzione alternative, privilegiando, fra tutte, la detenzione o l’arresto domiciliari.

Per quanto di nostro interesse concentriamo l’attenzione su quelle misure che riguardano la custodia del soggetto arrestato o fermato prima della presentazione per l’udienza di convalida, all’esito della quale sarà poi il giudice a disporre in merito.

La materia, come precisato, è stata ampiamente riformata dal d.l. 201/2011[1] che si proponeva l’effetto di risolvere il problema delle cosiddette “porte girevoli” cioè dei casi dei detenuti condotti nelle case circondariali per periodi brevissimi (massimo 3 giorni), prevedendo che diventasse un’eccezione la detenzione in carcere dell’arrestato in flagranza (o del fermato) per reati di competenza del giudice monocratico.

La modifica più importante riguarda l’articolo 558 c.p.p. Il cui nuovo comma 4-bis dispone che salvo quanto previsto dal comma 4-ter (ossia laddove l’arresto sia stato eseguito per furto, rapina ed estorsione e per cui, quindi, non è possibile procedere agli arresti domiciliari, diventando obbligatoria la custodia presso le idonee strutture a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, ovvero, nei casi consentiti, la custodia in carcere), in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto (o del fermo) e del rito direttissimo, la custodia dell’arrestato o del fermato deve essere disposta con queste priorità decrescenti:

  1. sentire il PM e tentare la custodia domiciliare

  2. se non è possibile, farsi autorizzare dal PM a effettuare la custodia presso idonee strutture del Corpo o di altri comandi di Polizia statali;

  3. se non risultano strutture idonee disponibili, ricercare “camere di sicurezza” presso altri Corpi di Polizia statali;

    4)     se non siamo in grado di trovare alcuna “idonea struttura”, o qualora sussistano altre ragioni di sicurezza legate alla pericolosità del soggetto, interloquire con il Pubblico Ministero precisando che non si dispone di alcuna idonea struttura per la custodia del soggetto e si chiede che il PM stesso emetta decreto motivato di custodia cautelare in carcere;

    5) se il Pubblico Ministero dovesse rifiutarsi di disporre la custodia in carcere, precisare che in questo caso l’arrestato od il fermato,  non potendo, ovviamente, essere rimesso in libertà, verrà custodia presso locali del Comando non formalmente qualificati come destinati alla custodia di arrestati o fermati.

    Non vedo al momento altre soluzioni.

    E’ però bene attirare l’attenzione dei colleghi che in relazione ai luoghi di custodia deve essere in qualche modo esplicata una modifica di espressioni tra la formulazione contenuta nel decreto-legge  rispetto a quella comparsa poi, a titolo definitivo, nella legge di conversione. E così, mentre nel d.l. 201/2011 si fa costante riferimento a celle di sicurezza, richiamando alla mente inevitabili procedure di approvazione di determinati luoghi come formalmente destinati alla custodia, ancorché momentanea, di soggetti arrestati o fermati, nella relativa legge di conversione si parla solo di idonee  strutture. E’ possibile che questa seconda espressione non sia sovrapponibile alla prima legittimando la conclusione che si tratti semplicemente di stanze nella disponibilità del Comando di appartenenza degli agenti operanti, sottoposte a sorveglianza diretta e visiva, nelle quali è legittimata la custodia (recte: permanenza momentanea) di soggetti arrestati o fermati fino alla convalida . Tale lettura avvalorerebbe la procedura appena obliterata.

     

    5.12. Richiesta di verifica di precedenti penali e/o di polizia (controllo SDI)

    Contestualmente alle operazioni di identificazione di formalizzazione dell’arresto si deve procedere con sollecitudine ad acquisire le risultanze dello SDI per accertarsi di precedenti di polizia, o altro, utili sia per meglio configurare la personalità dell’arrestato in caso di arresto sia per consentire al giudice di valutare la sussistenza della causa di non punibilità rappresentata dalla non particolare tenuità del fatto.

     

    5.13. La comunicazione al pubblico ministero – le premesse in fatto – il c.d. colloquio qualificato

    Dedichiamo spazio specifico a quello che, nel nostro immaginario collettivo, rappresenta il punto di contatto più importante nel momento di esecuzione e formalizzazione dell’arresto (o fermo), ossia il contatto con il Pubblico Ministero.

    Due considerazioni preliminari:

L’articolo 1, comma 1, lettera e), n. 1) del d.lgs. 1° luglio 2014, n. 101, recante attuazione della direttiva 2012/13/UE sul diritto all’informazione nei procedimenti penali, ha modificato l’articolo 386 c.p.p. relativo ai doveri della polizia giudiziaria in caso di arresto e fermo introducendo l’obbligo di un avviso scritto e comprensibile per arrestati e fermati,  con cui gli stessi vengono informati dei loro diritti.

La norma dispone che gli agenti operanti consegnano all’arrestato o fermato una comunicazione scritta, redatta in forma chiara e precisa, e se questi non conosce la lingua italiana, tradotta in una lingua a lui comprensibile.

La disposizione riguarda quattro diversi momenti privativi della liberta personale:

 

5.20. La trasmissione del verbale e la “ messa a disposizione” dell’arrestato o fermato

Come visto, il comma 3 dell’articolo 386 c.p.p. dispone che qualora non ricorra l’ipotesi prevista dall’articolo 389 comma 2 (liberazione disposta dall’ufficiale di polizia giudiziaria prima dell’intervento del Pubblico Ministero), gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria pongono l’arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero al più presto e comunque non oltre ventiquattro ore dall’arresto o dal fermo. Entro il medesimo termine trasmettono il relativo verbale, anche per via telematica, salvo che il pubblico ministero autorizzi una dilazione maggiore. La “messa a disposizione dell’arrestato” al pubblico ministero si attua non già con la trasmissione del verbale di arresto (come in passato), bensì con la “conduzione nella casa circondariale”, ossia con la consegna all’istituto penitenziario. La clausola di riserva contenuta in calce al comma – salvo quanto previsto dall’articolo 558 c.p.p. – conferma che per i reati di competenza del Tribunale in composizione monocratica la messa a disposizione avviene non con la conduzione in casa circondariale, bensì con la ultimazione di una delle opportunità offerte dal novellato 558 comma 4-bis (ossia: arresti domiciliari, presso strutture idonee o presso il carcere mandamentale ove disposto dal PM)

 

5.21. Eventuale perquisizione di luoghi

Abbiamo già detto che nessuna norma impone espressamente la perquisizione personale o locale. La norma di riferimento è l’articolo 352 c.p.p. laddove si precisa che, nel caso di flagranza, gli ufficiali di polizia giudiziaria (non quindi gli agenti) procedano a perquisizione “quando hanno fondato motivo di ritenere che sulla persona si trovino occultate cose o tracce pertinenti al reato che possono essere cancellate o disperse ovvero che tali cose o tracce si trovino in un determinato luogo o che ivi si trovi la persona sottoposta alle indagini o l’evaso”.

Peraltro, mentre riteniamo irrinunciabile la perquisizione personale da eseguirsi prima dell’ingresso sul veicolo di servizio e poi successivamente in ufficio (e, se si vuole, anche al momento del trasporto verso l’udienza di convalida ove l’interessato sia stato trattenuto agli arresti domiciliari), rimane ipotesi del tutto residuale e comunque solo legata a particolari ipotesi di reato l’eventualità di disporre la perquisizione locale, da eseguire solo laddove si possa avere il sospetto che presso luoghi in disponibilità dell’arrestato (o del fermato) vi possano essere cose o tracce pertinenti al reato per cui si procede.

 

5.22. Trasporto presso Tribunale per convalida

Durante il trasporto con veicolo di servizio dal luogo di custodia al luogo dove si svolge l’udienza di convalida devono essere poste in essere le identiche cautele e misure di attenzione utilizzate per il primo trasporto verso il Comando. Quindi: manette dietro la schiena, almeno tre operatori, due veicoli di servizio e arrestato posto sul sedile posteriore nel mezzo a due operatori.

 

5.23. Comportamento durante udienza di convalida

In udienza l’ufficiale di p.g.  farà la propria relazione. Prima del giudizio, salvo diversa direttiva del giudice, l’arrestato o fermato rimane in contenimento. Durante il giudizio, di solito, i due operatori che hanno eseguito il trasporto sostano all’interno dell’aula vicino all’arrestato che si presenta davanti al giudice senza strumenti di contenzione fatta salva diversa direttiva del Giudice.

 

5.24. Esecuzione provvedimenti in ordine alla liberà personale disposti dal giudice

All’esito del giudizio di convalida si procederà poi alla immediata esecuzione dei provvedimenti disposti dal giudice in ordine alla libertà personale, redigendo verbale e dandone comunicazione al PM ed al giudice stesso.

 

5.25 La  liberazione immediata dell’arrestato

L’articolo 389 c.p.p. dispone che se risulta evidente che l’arresto o il fermo è stato eseguito per errore di persona o fuori dei casi previsti dalla legge o se la misura dell’arresto o del fermo è divenuta inefficace a norma degli articoli 386 comma 7 e 390 comma 3, il pubblico ministero dispone con decreto motivato che l’arrestato o il fermato sia posto immediatamente in libertà.

2. La liberazione è altresì disposta prima dell’intervento del pubblico ministero dallo stesso ufficiale di polizia giudiziaria, che ne informa subito il pubblico ministero del luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito.

Le situazioni che la norma sembra voler rappresentare sono:

•  l’errore di persona. L’arresto è stato effettuato nei confronti di soggetto fisicamente diverso da quello che si intendeva arrestare. Il soggetto tratto in arresto è persona diversa da quella sorpresa sul luogo del fatto;

l’arresto è stato eseguito: a) per un reato che non lo consente; b) al di fuori dello stato di flagranza o quasi flagranza;

  non sono stati rispettati i termini imposti dalle norme indicate.

Il primo comma della norma assegna tale potere direttamente al Pubblico Ministero che riceve gli atti dalla PG operante e si rende conto dell’errore. Ma in questa sede si vuole attirare l’attenzione dei colleghi sul comma 2 che affida, in fase temporalmente anticipata rispetto al controllo del PM, all’ufficiale di polizia giudiziario assegnatario del coordinamento complessivo delle attività di indagine, la valutazione della eventuale sussistenza di una di queste situazioni laddove emerga palesemente prima che l’arrestato sia stato messo a disposizione del pubblico ministero, ossia condotto in carcere. In tutti questi casi l’ufficiale di polizia giudiziaria deve procedere immediatamente alla liberazione. In tale caso lo stesso ufficiale deve redigere un distinto atto di liberazione, nel quale sono esposte le ragioni del provvedimento; l’atto è consegnato al pubblico ministero contestualmente al verbale di arresto precedentemente redatto, dopo che del fatto il magistrato del pubblico ministero sia stato preventivamente informato.

 

5.26  Le attività successive. L’udienza di convalida

Pare adesso opportuno fare un breve cenno sommario dello svolgimento ulteriore della procedura, anche e soprattutto in seguito all’intervento del decreto legge n. 92/2008, convertito con modifiche dalla legge 24 luglio 2008 n. 125, nonché delle modifiche successivamente operate dal d.l. 22.12.2011, n. 211.

Il sistema previsto per il caso di arresto in flagranza si articola secondo due distinte opzioni, rimesse alla valutazione del Pubblico Ministero:



[1] Le altre novità di interesse introdotte dal d.l. 201/2011 riguardano la conferma dell’obbligo di svolgere l’udienza di convalida entro 48 ore dall’arresto (articolo 558, comma 4), la modifica dell’articolo 123 disp. att. al c.p.p. secondo cui, salvo situazioni d’urgenza o particolari l’udienza di convalida si tiene nel luogo  dove l’arrestato è custodito, tranne quando sia ristretto agli arresti domiciliari o in altro luogo di privata dimora o cura ed infine che la durata residua della pena da scontare presso il proprio domicilio passa da 12 a 18 mesi.


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