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La reperibilità delle armi clandestine in italia,aspetti critici per la polizia locale

Con il termine arma clandestina la vigente legislazione sulle armi definisce quell ‘arma  priva di contrassegni identificativi quali il numero di matricola o di catalogo, ma personalmente oserei definire arma clandestina ogni arma da fuoco che viene reperita tramite i canali della malavita oppure in modo e maniera non  legale.

La richiesta di armi clandestine non riguarda unicamente soggetti dediti ad attività criminose ma in casi sempre più numerosi, soggetti apparentemente insospettabili che  arrivano a procurarsi un’arma da fuoco per motivazioni disparate e impensabili.

Il bracconiere che desidera comprare una pistola per occultarla meglio di un fucile e dedicarsi alla sua attività , il cittadino che per difendersi e difendere la sua proprietà desidera una pistola ma senza la trafila burocratica di un acquisto autorizzato ,magari perche’ non in possesso dei requisiti necessari ; l’extracomunitario che vuole un’arma da fuoco per difendersi in quanto per lui culturalmente normale .

Questi  sono solo pochi esempi fra tanti  altri, soggetti diversi che per motivi diversi cercano un’arma da fuoco.

E trovare un’arma da fuoco non è poi così tanto difficile in Italia,infatti i furti in abitazione in pregiudizio di detentori di un arma da fuoco sono molteplici e nella maggioranza dei casi gli autori sono dei nomadi di nazionalità italiana, i quali preferiscono vendere la preziosa refurtiva agli acquirenti trattati nel punto precedente, anziché ricettarla per i canali della malavita organizzata, ricavando in questo modo somme maggiori.

Ovviamente le armi vengono vendute anche da soggetti provenienti da area balcanica, prevalentemente ex appartenenti alle forze armate croate o serbe ancora in illegale possesso di buoni quantitativi di armi da fuoco,i quali ricollocano le stesse per gli accreditati  giri della malavita organizzata.

Andando ad analizzare le criticità’ legate alla facile reperibilità di armi da fuoco bisogna considerare che in molti casi le stesse hanno subito pure delle modifiche per aumentarne l’occultabilita e la potenzialità offensiva, silenziatori, calci e canne accorciate, vani per nasconderle ricavati nei veicoli.

La maggiore criticità che l’operatore di Polizia Locale si trova a gestire e’ la concreta possibilità che le armi vengano usate contro di esso, il quale magari interviene su di una rissa tra extracomunitari armati, oppure decide di effettuare un controllo di polizia stradale e si trova davanti il bracconiere che non ha resistito a cacciare una lepre ed adesso vuole eludere il controllo ad ogni costo.

Mi preme ricordare, sopratutto per onorare la loro memoria, che il 5 gennaio 1989 due agenti di Polizia Provinciale di Ravenna furono uccisi proprio da un bracconiere sorpreso a caccia con armi, e solo per miracolo un’altra agente donna scampo’ alla morte,unicamente perché il soggetto la credette morta.

A morire furono Guglielmo Miserocchi  44 anni   e Ivano Pasi 31 anni, a portare per il resto della sua vita le conseguenze delle ferite, anche psicologiche,Miria Rossi, all’epoca 31 anni, oggi funzionaria amministrativa.

Quindi l’operatore di Polizia Locale deve sempre considerare che su ogni veicolo e su ogni persona potrebbe trovarsi un’arma, che al mercato corrente costa dai 500 ai 5000 euro, ovviamente secondo modello, e sono tantissimi disposti a spendere 500 euro per una pistola, da portarsi dietro con la convinzione che in caso di controllo basterà gettarla, senza che si possa risalire a chi la deteneva illegalmente.

Ma l’operatore stesso dovrà sempre considerare ulteriormente che sarà sufficiente un piccolo meccanismo psicologico a trasformare un cittadino qualunque in un assassino pericoloso, ma di questo tema , sempre con protagoniste le armi, tratteremo in altri articoli.


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