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Il danno all’immagine per induzione indebita è pari al doppio delle utilità promesse

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La quantificazione della condanna erariale, di due amministratori per induzione indebita, è stata quantificata pari al doppio delle utilità promesse. Sono queste le conclusioni cui è giunta la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la regione siciliana, con la sentenza n.375/2020 anche se il fatto è avvenuto prima del criterio automatico del doppio disposto dalla legge 190/2012.

I fatti

Due consiglieri comunali sono stati convenuti in giudizio, dal Procuratore generale della Corte dei conti, per danno all’immagine del Comune di appartenenza, in conseguenza dell’avvenuta consumazione in concorso del reato di induzione indebita a dare o promettere utilità, accertata con sentenza penale passata in giudicato che, tra l’altro, li ha condannati al risarcimento dei danni verso la propria amministrazione costituitasi parte civile. Nel caso specifico, il concorso in induzione indebita è consistito nel ricevere tre assegni bancari per un valore complessivo di euro 21.000,00 da parte dei due convenuti nella qualità di consiglieri comunali nei confronti di un imprenditore privato, indotto a pagare al fine di superare gli ostacoli frapposti dal consiglio comunale per l’approvazione di un progetto di variante di una lottizzazione edilizia presentata dallo stesso per costruire una struttura alberghiera.

Non essendosi costituiti i convenuti il collegio contabile ha proceduto in modo autonomo, riconoscendo la quantificazione del danno erariale quale danno all’immagine anche se in modo diverso da quanto prospettato dalla Procura.

 

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