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Il decreto “semplificazioni” e le “nuove” opere stagionali

La Corte di Cassazione interviene su una delle non poche, e sostanziose, novità recate al T.U. dell’Edilizia dal cd decreto “semplificazioni” (d.l. n. 76/2020, conv. con mod. dalla l. n. 120/2020): la riformulazione della lettera e-bis) dell’art. 6, T.U. – Attività edilizia libera, che, ora, suona così: le opere stagionali e quelle dirette a soddisfare obiettive esigenze, contingenti e temporanee, purché destinate ad essere immediatamente rimosse al cessare della temporanea necessità e, comunque, entro un termine non superiore a centottanta giorni comprensivo dei tempi di allestimento e smontaggio del manufatto, previa comunicazione di avvio dei lavori all’amministrazione comunale.

Come si vede, la novella ha stabilito il raddoppio del termine di permanenza previgente, con la precisazione, peraltro, che si tratta di un termine “lordo” (… comprensivo dei tempi di allestimento e smontaggio del manufatto …), termine decorso il quale, la persistenza sul posto del manufatto, non più “precario”, sarà assoggettata al regime del permesso di costruire, con ogni ovvia conseguenza (Cass. pen., n. 17135/2018).

 

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One thought on “Il decreto “semplificazioni” e le “nuove” opere stagionali

  1. Il Decreto Semplificazioni del maggio 2020 amplia la casistica delle opere stagionali o temporanee da porre in opera con una semplice CIL. La norma, l’art. 6 comma 1 lettera e bis del DPR n° 380/2001, qualche dubbio lo lascia, relativamente a cosa debba intendersi per “opera stagionale”. In trenta anni la giurisprudenza della Suprema Corte ci ha insegnato che un’opera stagionale “ma ricorrente” – ovvero installata al ripetersi di ogni stagione estiva – necessita del rilascio del Permesso di Costruire in quanto modifica permanentemente lo stato dei luoghi. Ovvero, la posa in opera – ad esempio – di un gazebo su uno stabilimento balneare, già munito di Permesso di Costruire, per non più di 180 giorni, può essere individuata come “opera stagionale”. Cosa ben diversa, ad esempio, della posa in opera ricorrente di un chiosco per la distribuzione di bibite in un’area vergine: possiamo ritenerlo un’opera stagionale anche se ricorrente? Un aiuto ci viene dal DPR 31/2017 che per escludere il rilascio dell’Aut Paes impone che le opere non costituiscano volume e siano di pertinenza di un’attività di ristorazione

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