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Una strana percezione del rischio e del ‘tempo’

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La nevicata del ’56 ricordata anche in una splendida canzone di Mia Martina sembra proprio ampiamente superata da quella che ci ha visto colpiti in questi ultimi quindici giorni.

Non so se la deformazione professionale mi porta ad essere troppo critica rispetto ai comportamenti umani, ma sono rimasta ancora una volta “senza parole” nell’osservare gli atteggiamenti degli utenti della strada. La nevicata di questo inizio febbraio 2012 è stata proprio come hanno mostrato i TG, senza alcuna esagerazione e scoop.

 

Il lavoro di molti credo di poter dire sia stato intenso. Certo, l’esperienza, che ho potuto notare, di coloro che più di altri sono abituati a fare i conti con la gestione di fitte e persistenti nevicate non è paragonabile a quella del personale e dei numerosissimi volontari che si sono trovati ad operare nel pieno di un evento eccezionale, ma, come si è potuto, in molti ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo cercato di contenere il peggio. Nei giorni di neve sono state numerosissime le telefonate ai centralini della Polizia Municipale e delle altre Forze di Polizia, del tutto immaginabile quelle ai Vigili del Fuoco, ai Comuni, ai quartieri, …

 

In quei giorni, anche gli utenti della strada “ci sono andati cauti”, ma ora, fermatasi la neve e laddove è stato possibile, liberate alcune strade (ma non ancora i marciapiedi ed i cornicioni) dalle decine e decine di centimetri di neve, tutto è cambiato: la non percezione del rischio e, direi, l’egoismo, dell’utente della strada è tornata a farla da padrone, come se non esistesse ancora oggi un palese pericolo causato da questo evento straordinario.


In tanti hanno ripreso l’inseparabile auto e addirittura molti la bicicletta e, noncuranti delle difficoltà che ancora esistono nelle strade di molte regioni italiane hanno ripreso a comportarsi come se tutto fosse tornato alla normalità. E’ aumentata la velocità anche nei centri abitati, nonostante le strade ghiacciate ed i marciapiedi impraticabili e, già si notano tutti quei comportamenti quotidiani errati e pericolosi per se e per gli altri, denunciati come tali pure in condizioni atmosferiche eccellenti.

Questa mattina presto, la gente imperterrita parlava al cellulare mentre era alla guida e qualche donna sembrava addirittura più attenta al truccarsi che al condurre la propria auto! Solo lungo il breve tratto di strada che stavo percorrendo a piedi sulla carreggiata, mi sono imbattuta in un autobus fermo a causa di un suv parcheggiato di fianco ad un’autovettura: traffico congestionato, automobilista per oltre venti minuti introvabile (questa volta era un uomo!) …

Finalmente ho raggiunto la meta. Volevo solo togliere la mia auto da un parcheggio pubblico per permettere al Comune di pulirlo dalla neve, ma una macchina lasciata fuori dagli appositi spazi ostruiva proprio l’uscita della mia: mi sono arrabbiata, avrei voluto fotografare bene il tutto e poi ho pensato “ai vigili” molto probabilmente occupati in ben altre emergenze (onestamente, anche al tempo che avremmo dovuto, quindi, attendere prima del loro arrivo) e ho iniziato (aiutata!) a spalare un bel tratto di strada in più rispetto al necessario, per riuscire ad uscire senza strisciare quella bella auto alla moda, pulitissima dentro e fuori, non certo come la mia!

 

www.barbarariva.it

One thought on “Una strana percezione del rischio e del ‘tempo’

  1. la neve avrà pure accentuato, ma questa è la quotidianeità! Per quanto riguarda il proprietario del SUV, lui ha lasciato la macchina solo due secondi e non 20 minuti come descritto. Chi ha scritto l’articolo: 1) aveva l’orologio che non andava; 2) poteva benissimo andare per un’altra strada; 3) che colpa ha lui se il comune no crea la logistica giusta per consentirgli di fargli fare i porci comodi suoi, limitandogli la propria libertà; 4) prima i propri interessi e poi quelli della collettività. (a scanso di equivoci, trattasi di risposta sarcastica)

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