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Errori, incertezze interpretative e difficoltà di controllo dell’ennesimo DPCM COVID19

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Dopo varie annunciazioni, in data 4 novembre 2020 è stato pubblicato in gazzetta ufficiale l’ennesimo D.P.C.M., datato 3 novembre, da vari giorni in giro in versione provvisoria.

Va osservato come stia continuando la sagra degli errori testuali di tipo giuridico, come quello contenuto all’art. 6 “Art. 6 Limitazioni agli spostamenti da e per l’estero ….. “g) ingresso nel territorio nazionale da parte di familiari delle persone fisiche”. Esisterebbero forse i familiari delle persone giuridiche (s.p.a., s.r.l. ecc.) che devono essere distinti da quelli delle persone fisiche???

Insomma viene davvero da meravigliarsi che l’estensore del decreto, l’esimio Giuseppe Conte, possa essere professore ordinario di diritto privato presso l’Università degli Studi di Firenze, ma forse il decreto non lo ha neanche letto, altrimenti un docente universitario dovrebbe pur accorgersi degli strafalcioni giuridici il cui risultato è da una parte quello di creare smarrimento in chi le norme le deve rispettare, dall’altra di mettere in seria difficoltà chi queste norme le deve far rispettare, come gli organi di polizia.

Il DPCM è costituito da centinaia di pagine, organizzate in quattordici articoli e ventisette allegati, alcuni multipli, comprensivi anche di volantini autoelogiativi (cfr. allegato 25, che parla di “preparedness”, dove si usa l’inglese a sproposito, evidentemente non conoscendo l’italiano!).

Un giudizio complessivo sul provvedimento non può che evidenziare la scarsissima capacità previsionale del governo in merito all’emergenza, e di conseguenza l’incapacità nell’approntare misure che proteggano la salute pubblica, contemporaneamente salvaguardando il tessuto sociale e l’economia, come invece sta avvenendo; a questo si aggiunge l’incapacità tecnica dal punto di vista della redazione degli atti giuridici, che porta a difficoltà interpretative, con un diffuso disagio prima di tutto dei cittadini e poi degli organi di controllo.

 

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