La sentenza n. 39148/2025 affronta, in un procedimento per violazioni ex artt. 116, commi 15 e 17, e 186, comma 2, lett. c) e 2-bis C.d.S., alcuni aspetti pratici ricorrenti, quali il regime della nullità derivante dall’omesso avviso ex art. 114 disp. att. c.p.p. prima di un accertamento ematico in ospedale, i limiti del tema devoluto in appello e in cassazione quanto alla qualificazione giuridica e alle aggravanti, il controllo di legittimità sul giudizio di comparazione in tema di attenuanti generiche e, infine, il nuovo assetto interpretativo delle pene sostitutive dopo il d.lgs. n. 150/2022.
Sul primo punto, l’imputato deduceva l’inutilizzabilità dell’accertamento ematico richiesto dalla polizia giudiziaria presso il pronto soccorso, per mancato avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia ai sensi dell’art. 114 disp. att. c.p.p.
La Corte ribadisce il principio già affermato, tra le altre, da Cass. Sez. IV, n. 33795 del 17 maggio 2019, Rv. 276675: l’omissione dell’avviso integra una nullità di ordine generale a regime intermedio, deducibile nei termini di cui agli artt. 180 e 182, comma 2, c.p.p., cioè – quando il giudizio è ordinario e non scaturisce da opposizione a decreto – fino alla deliberazione della sentenza di primo grado. Non essendo stata l’eccezione articolata davanti al Tribunale, la nullità deve ritenersi sanata; ogni tentativo di desumerne una implicita proposizione dal contenuto della sentenza di primo grado è respinto come manifestamente infondato. In tal modo, la Corte richiama i giudici di merito (e le difese) ad una gestione rigorosa dei termini di deducibilità delle nullità, impedendo di trasformare in vizi assoluti quelli che l’ordinamento vuole sanabili per acquiescenza processuale.
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