Nel question time al Senato del 29 gennaio 2026, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha risposto all’interrogazione n. 3-02361 dei senatori Versace e Biancofiore sull’effettiva operatività della piattaforma nazionale CUDE per l’accesso alle ZTL. Al centro del confronto, il diritto incondizionato alla mobilità delle persone con disabilità, sancito dall’art. 26 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE e dalla giurisprudenza della Cassazione. Il Governo ha annunciato l’intenzione di rendere obbligatoria l’adesione dei Comuni alla banca dati nazionale, oggi utilizzata solo dal 16% degli enti, per evitare sanzioni improprie e superare gli ostacoli burocratici ancora esistenti.
Indice
Un diritto di mobilità ancora ostacolato dalla frammentazione amministrativa
La Piattaforma unica nazionale per le targhe associate al Contrassegno Unificato Disabili Europeo (CUDE) era stata istituita nel 2021 con un obiettivo preciso: semplificare la circolazione delle persone con disabilità nelle città italiane, soprattutto in presenza di zone a traffico limitato.
Tuttavia, come emerge dall’interrogazione presentata al Senato dalla senatrice Versace e dalla senatrice Biancofiore, il sistema continua a scontare un limite strutturale: l’adesione dei Comuni resta facoltativa.
Il risultato è che molti cittadini, pur titolari di un contrassegno valido su tutto il territorio nazionale, sono ancora costretti a comunicazioni preventive e procedure burocratiche ogni volta che si spostano da un Comune all’altro, con il rischio di contravvenzioni e decurtazione dei punti patente.
Il richiamo ai principi europei e alla giurisprudenza della Cassazione
Nel testo dell’interrogazione viene richiamato l’articolo 26 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che tutela il diritto delle persone con disabilità all’autonomia e alla piena partecipazione alla vita sociale.
Un riferimento centrale è poi rappresentato dalla sentenza della Corte di cassazione n. 28144 del 2022, che ha affermato come l’accesso alle ZTL da parte delle persone con disabilità costituisca un diritto incondizionato, non comprimibile da esigenze di controllo automatico.
Solo il 16% dei Comuni aderisce: il nodo dell’obbligatorietà
Nella risposta resa in Aula, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini riconosce apertamente la criticità: ad oggi, soltanto il 16% dei Comuni italiani risulta registrato alla piattaforma CUDE.
Secondo il Ministro, ciò significa che “otto Comuni su dieci” non consentono ancora ai cittadini con disabilità di accedere alle ZTL senza ulteriori adempimenti.
Da qui l’annuncio di un intervento normativo: il Governo sta lavorando, anche nell’ambito del recepimento di una direttiva europea sulla disabilità, a un nuovo sistema nazionale che consenta ai cittadini di associare autonomamente le targhe a una white list nazionale, eliminando passaggi burocratici e rendendo effettivo il diritto alla mobilità.
Il Ministro conferma inoltre l’intenzione di inserire già nei prossimi provvedimenti il passaggio verso l’obbligatorietà dell’adesione per tutti i Comuni.
Verso un sistema uniforme per evitare sanzioni improprie
Nella replica, la senatrice Versace sottolinea come non sia accettabile che nel 2026 un cittadino titolare di contrassegno CUDE debba affrontare un “labirinto burocratico” per esercitare un diritto fondamentale.
L’auspicio condiviso è che l’obbligatorietà della piattaforma possa finalmente superare le disomogeneità territoriali, prevenire contravvenzioni improprie e rendere pienamente operativa una banca dati nazionale nata proprio per semplificare la vita quotidiana delle persone con disabilità.
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