La sentenza n. 38276 del 25 novembre 2025, affronta in modo particolarmente nitido la distinzione strutturale e funzionale tra due istituti spesso accostati nella prassi ma radicalmente differenti sul piano giuridico: la messa alla prova e il lavoro di pubblica utilità quale pena sostitutiva prevista dall’art. 186 cod. strada. L’occasione è data dalla revoca, da parte del giudice dell’esecuzione, della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità applicata in sede di decreto penale per guida in stato di ebbrezza nella fascia più grave (lett. c), con conseguente ripristino della pena detentiva e pecuniaria originariamente irrogata, nonché della sospensione condizionale già concessa. A cinque anni dal passaggio in giudicato del decreto, il giudice riteneva non eseguita la sanzione sostitutiva e, senza ulteriori verifiche, imputava l’inerzia al condannato.
L’articolato ricorso deduceva due doglianze, ma la Corte di Cassazione individua nel primo motivo – relativo alla responsabilità dell’avvio della procedura esecutiva del lavoro di pubblica utilità – un profilo assorbente, affermando con nettezza un principio già noto ma qui decisamente rafforzato, secondo il quale quando la pena principale è sostituita con il lavoro di pubblica utilità, l’onere di attivare il procedimento esecutivo incombe sull’autorità giudiziaria e non sul condannato.
Il fondamento del ragionamento risiede nella natura stessa della sanzione sostitutiva, che non ha alcuna affinità con istituti rimessi all’iniziativa della persona imputata, come accade invece per la messa alla prova di cui agli artt. 168-bis e ss. cod. pen. e 464-bis e ss. cod. proc. pen. La messa alla prova è un istituto processuale, attivabile solo su richiesta dell’imputato, che comporta la sospensione del procedimento e l’elaborazione, d’intesa con l’UEPE, di un programma trattamentale comprensivo di attività riparativa e di lavoro di pubblica utilità. L’adesione dell’imputato è condizione necessaria e la protrazione dello stato di inerzia è ragione per rigettare la richiesta o per dichiarare l’esito negativo della prova.
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Velox e controlli su strada
Oggi gran parte delle violazioni in materia di circolazione stradale viene accertata con strumenti elettronici che, di fatto, si sostituiscono all’operatore su strada. Sul piano normativo il legislatore è intervenuto costantemente sul tema, ma in modo spesso non coerente.Da un lato ha ampliato i casi in cui la contestazione immediata non è necessaria, attraverso l’impiego di strumenti debitamente approvati; dall’altro ha introdotto una serie di adempimenti e limitazioni, in particolare per l’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità, che hanno reso estremamente difficoltosa l’attività degli organi di polizia e delle amministrazioni locali.Dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulle verifiche della taratura, alla quale hanno fatto seguito il D.M. n. 282/2017 e la Direttiva Minniti, siamo giunti alla questione della omologazione dei dispositivi di controllo della velocità (ordinanza Cassazione n. 10505/2024) ed al nuovo Decreto MIT 11.4.2024 (G.U. n. 123 del 28.5.2024) emanato in attuazione dell’articolo 25 della Legge n. 120/2010.Il quadro che ne deriva è caratterizzato da incertezza operativa e incomprensioni procedurali, interpretazioni dottrinali e giurisprudenziali talvolta difformi tra loro e che, anche per questo, sono la causa dell’insorgere di un contenzioso sempre più intenso e complesso.Questa guida offre un’attenta analisi dell’evoluzione normativa e dei principi generali che regolano l’accertamento e la contestazione delle violazioni mediante i dispositivi tecnologici a disposizione delle Polizie locali, per poi passare all’esame dei singoli casi, alla luce della più affermata giurisprudenza e della prassi ministeriale, mettendo in luce ogni criticità e proponendo le soluzioni più adeguate ai singoli casi.Massimo AncillottiGià comandante di PL laureato in giurisprudenza e avvocato. Autore e coautore di libri e pubblicazioni su CdS, polizia giudiziaria e altre materie di competenza della polizia locale.Giuseppe CarmagniniResponsabile dell’ufficio Contenzioso e supporto giuridico per la PL del Comune di Prato. Autore di libri, monografie, approfondimenti sul CdS, è docente accreditato presso molte scuole regionali.
Massimo Ancillotti, Giuseppe Carmagnini | Maggioli Editore 2025
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