L’ordinanza della Settima Sezione penale della Cassazione, n. 38142 del 24/11/2025 offre un’ulteriore conferma dell’indirizzo consolidato relativo alla contravvenzione prevista dall’art. 7, comma 15-bis, del Codice della strada, norma che punisce con l’arresto e l’ammenda chi esercita senza autorizzazione l’attività di parcheggiatore o guardiamacchine dopo essere già stato destinatario di una sanzione amministrativa divenuta definitiva. La Corte ribadisce, in linea con precedenti significativi quali Sez. 4, n. 24285/2025, Rv. 288441-01, Sez. 7, n. 2884/2024, Sez. 7, n. 42035/2024 e Sez. 7, n. 24209/2024, che la fattispecie ha natura di reato di mera condotta e non richiede né la dazione di denaro, né la consegna di chiavi, né altre utilità. L’errore difensivo, opportunamente stigmatizzato dalla Corte, consiste nel tentare di innestare nel tipo penale elementi che non gli appartengono e che il legislatore non ha mai considerato costitutivi dell’illecito. Ne deriva che la percezione di denaro o la richiesta di somme non costituiscono elementi qualificanti, ma possono al più accompagnare il fatto senza modificarne la natura o le condizioni di punibilità.
La Corte insiste sul fatto che l’essenza dell’illecito risiede nell’esercizio abusivo dell’attività, che può manifestarsi anche attraverso condotte minime quali indicare posti liberi, dare istruzioni ai conducenti o coordinare informalmente la sosta, purché tali condotte siano svolte su suolo pubblico e da un soggetto già destinatario di una precedente sanzione amministrativa. L’elemento decisivo diviene quindi la reiterazione, che conferisce alla condotta una dimensione penalmente rilevante. La contravvenzione assume così la forma di un reato in conseguenza di reiterazione della condotta, in cui la prima violazione è amministrativa e la successiva penale, secondo un modello già sperimentato dal legislatore in altri settori a rischio di microillegalità radicata.
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